La Cina dalla Cina. E dall'Italia.
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Impressioni di prima lettura:
L'inviato Rampini non conosce ciò di cui parla.
In questo articolo apparso oggi su Repubblica, non fa notare che le imprese che cita lavorano su licenza proprio per società occidentalissime. E cita come esempio negativo di "schiavismo cinese" la Kingmaker Footwear, taiwanese. Quello stesso Taiwan che viene riconosciuto dal Vaticano, a differenza della Repubblica popolare cinese, come Cina.
Hu Jingtao, durante la visita di ieri in Brunei, ha detto che la stabilita' sociale e' un bene irrinunciabile; il che puo' far prevedere un possibile crack down (o quantomeno un atteggiamento diverso della polizia) delle prossime manifestazioni.
I giapponesi peraltro, (!!!) stanno per organizzare un nuovo pellegrinaggio di parlamentari al famoso shrine dove sono sepolti criminali di guerra (altre notizie qui e qui).
Ma in Cina fa piu' notizia un altro avvenimento, la ribellione violenta di un villaggio dello Zhejiang contro industrie inquinanti. Notizie sull'argomento qui e qui.
Funerali del Papa: un problema complesso. Un'analisi è stata fatta sul sito Corriere.it, nei dialoghi con Severgnini ("Italians"). Di base, il Vaticano attualmente riconosce solo Taiwan (Taiwan è riconosciuta solo da 25 stati nel mondo, tra questi nessuno di rilievo, a parte il Vaticano stesso) e non la Cina (e non la riconosce come Taiwan ma come Cina Repubblicana, che quindi, teoricamente avrebbe autorita' anche sul territorio della Cina popolare...). Infatti nella lista degli invitati ai funerali del Papa Taiwan era listato alla lettera C (Cina).
Un altro blogger ha effettuato un'interessante quanto chiara analisi della questione QUI.
Sul 'Great Firewall'
Ne parla addirittura la BBC ma è pieno di blog, anche cinesi, che ne spiegano il funzionamento e... l'aggiramento: è facile bypassarlo... Altri invece propongono di "crackarlo", mentre qualcuno ha provato a studiarlo. Il Great Firewall risulta quasi ridicolo: spesso blocca anche siti del Pcc o del Governo. Inoltre, appena un sito e' bloccato, i lettori via proxy aumentano vertiginosamente, facendone un... ottimo veicolo pubblicitario.
Sul crack down degli internet bar
Il crack down tanto sbandierato degli internet bar è avvenuto solo a Pechino, 8 mesi fa. Chiusi a migliaia (nessuna norma di sicurezza e prezzi da sanguisuga), erano frequentati per la maggior parte da giocatori online. Gli internet bar offrono connessioni filtrate come quelle che si possono avere in internet da casa. Internet da casa: ci sono diversi provider gratuiti (es 8888 a Shanghai 8686 a Pechino). In compenso, ci sono 120.000 Internet bar ora aperti in Cina. Sono liberi, Great firewall a parte (perfino a Lijiang, cittadina sperduta sulle montagne dello Yunnan).
Sull'adopt a blog
"Adopt a blog", iniziativa organizzata da John Pasden e ormai avviata alla conclusione, è iniziata oltre un anno fa per aiutare i bloggers locali ospitando i loro siti, non perche' fossero stati chiusi, ma perche' utilizzavano hosts come blogger e geocities che erano stati chiusi o limitati in alcune zone per altri motivi. In Cina se un blog dovesse essere chiuso lo chiuderebbero singolarmente e immediatamente. L'iniziativa di John e' stata ripresa da qualche giornale americano e ha fatto il giro del mondo, quando era ormai ben avviata. Il sito di John Pasden e' www.sinosplice.com: vive tra Hangzou (dove insegnava inglese alla locale universita') e Shanghai (dove lavora ora) da parecchi anni.
Sui diritti umani
La Cina effettivamente non è ancora un Paese attento ai diritti umani e democratico. Ma allo stesso tempo in Italia non arrivano notizie di fatti gravi che avvengono in Cina, mentre arrivano risibili notizie ad effetto su avvenimenti che hanno poco a che fare con i fatti come si sono svolti: interpretazioni e deduzioni di frammenti di notizie, piuttosto che notizie.
Eppure notizie ce ne sarebbero: un esempio positivo? la Cina ha diminuito in 15 anni dal 65 al 4% degli aventi un reddito al di sotto del limite di povertà. Un altro buon esempio è qui.
Poi ci sono anche news "disturbanti". Nessuno ad esempio dice che molti degli industriali tessili che piangono in Italia chiedendo sanzioni per la Cina hanno fabbriche tessili nel sud della stessa dove i diritti sono raramente rispettati ( a volte anche contro le leggi locali)o peggio ancora in Bangladesh e Cambogia, dove le leggi locali nemmeno ci sono (Hey, ma sono Democratici)
Si parla di morte, salari da fame, bambini di 8-10 anni che lavorano 15 ore al giorno.
Purtroppo noi italiani abbiamo un solo corrispondente in Cina per la carta stampata. A volte bisognerebbe ricordarsi (e ricordargli) che non esiste solo il South China Morning Post, vecchio giornale di Hong Kong. Servono le fonti! La pluralità di fonti!
Vogliamo apriamo occhi e orizzonti e informarci un po' di più sulla Cina, da fonti che lì ABITANO, vivono, lavorano.
Giornalisti che vi occupate di esteri, tenete le orecchie bene aperte sulle manifestazioni anti giapponesi di questi giorni (qui, qui e qui qualche link).
Partite sporadicamente e spontaneamente (non solo Cina, ma anche Hong Kong, Malaysia, Corea) per una serie di eventi in parte già noti, sono state all'inizio tollerate se non quasi sponsorizzate dal Pcc che voleva premere sul Giappone per altre questioni (ricerche petrolifere vicino alle disputate Dayu Islands, visita di un politico taiwanese con Koizumi al tempio dove sono sepolti criminali di guerra e neo alleanza strategica Giappone-Stati Uniti con l'ultima visita di Condoleezza Rice).
Pero' ... pero' le cose stanno sfuggendo al controllo: settimana scorsa a Pechino, Shenzhen e Guangzhou ci sono stati i primi episodi semi-violenti (qualche sassata e bottiglia) il 15-16 aprile a Shanghai , ma soprattutto (dopo che il Governo e la polizia hanno vietato nuove manifestazioni) qualcuno ha cominciato a organizzarsi via internet per nuove e incontrollate azioni, estendendo la protesta a questioni che non riguardano piu' solo il Giappone ma anche partito e Governo (ad esempio relative al trattamento degli operai nelle fabbriche giapponesi in Cina, che poi si generalizza a trattamento degli operai in fabbriche ad investimento estero, etc).
Si sta quindi organizzando una struttura con trasmissione di informazioni via internet , al di fuori del controllo di autorita' e partito: mai successo in Cina e molto pericoloso. A Zhongnannai (il Cremlino di Pechino) sono sempre piu' allarmati: Tra oggi e domani ci sara' qualche braccio di ferro, con possibile culmine (un incidente?) nella prima settimana di maggio. Qualcuno pensa che ci siano anche interventi piu' o meno chiari per indirizzare folle un po' calde...
Riguardo all'articolo sul sito della Repubblica del 16 aprile: c'e' qualcosa da sottolineare (=correggere).
1) La foto pubblicata era di 10 giorni fa a Guangzhou
2) 10.000 persone a Shanghai non sono una "immensa folla", e' meta' delle persone al Carrefour alle 10 del mattino, o uno su cento degli abitanti del quartiere dove c'e' l'ambasciata
3) la polizia non e' armata fino ai denti: qualcuno mooolto importante a Pechino ha detto: se viene fuori la foto di uno con sangue dal naso a una manifestazione "patriottica" siamo nella merda
4) revisionismo storico non va messo tra virgolette quando :
- Il primo ministro visita la tomba di criminali di guerra con un politico di estrema destra taiwanese , ex collaborazionista
- La gornata del verde (giorno festivo in Giappone) viene rinominata a giornata in ricordo di Hiroito (ex imperatore e criminale di guerra) e dei martiri di guerra
- Il libro di storia adottato per le scuole superiori chiama l'invasione di altri Paesi asiatici una "liberazione dal colonialismo occidentale" e il massacro di Nanjing (ca. 300.000 civili, meta' bambini, massacrati in due tre giorni) un "incidente"
Non lo fanno vedere, ma in Corea (democratico capitalista) le proteste sono ancora piu' violente: perche' e' come se il cancelliere tedesco di oggi dedicasse una giornata festiva a Hitler, andasse a visitare la tomba di Eichmann con Reder e qualche ex repubblichino, e facesse scrivere nei libri dell' "incidente di Marzabotto" o dell" incidente di Dachau", e infine (vicenda delle Daoyu) vendesse licenze di estrazione petrolifera agli Usa nelle acque dell'isola d'Elba.